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Andrea, Angelo, Luca e Carlo

Edizione 2013 - l'Aquila

 

IO E L'AQUILA

22 giugno, il Palco a Pedali a L’Aquila, una grande sfida. Transumanza a Pedali è la sua migrazione appassionata.

Il giorno prima, venerdì 21 giugno, noi partiremo in bicicletta diretti a L’Aquila, da Roma, via Rieti, dal Nord e quindi attraverso Terni, dall’Adriatico.

Vi invitiamo a venire con le vostre bici, bici più treno ad esempio e, se non avete altro modo, vi invitiamo a farvi trovare alle porte della città con le persone che amate di più per proseguire insieme verso la piazza.

Sogniamo L’Aquila invasa di biciclette.

L’Aquila deve essere restituita alla sua bellezza, alla sua storia, all’amore degli aquilani.

Nella tragedia che l’ha devastata, i centri storici tuttora inabitabili, ha una occasione straordinaria. L’Aquila, è l’unica città con la possibilità di essere ripensata per gli uomini e per le donne più che per le automobili.

L'Aquila dovrà essere ricostruita e restituita ai suoi abitanti che l’aspettano da troppo tempo, bella come prima e più giusta.

Perché non rimetterla in piedi, ora che siamo ancora in tempo, che ancora molto deve essere progettato, tenendo conto delle piccole esigenze quotidiane e di un nuovo stile di vita?

I bambini potrebbero andare a scuola a piedi e da soli, le mamme e i papà potrebbero muoversi senza paura con le carrozzine e i passeggini dei neonati, i disabili potrebbero non essere puniti da marciapiedi inaccessibili e da semafori inesorabili e indecifrabili.

Tutto ciò che è pensiero e progetto e che diventerà infrastruttura urbana, deve tenere conto dell’uomo, del suo tempo libero, dei suoi limiti e della necessità di ricostruire relazioni. Solo da questo può nascere una nuova economia per la città.

Crediamo che la bicicletta sia l’evidenziatore giusto, la filosofia più piena ed esaltante, se non un fine, un grande mezzo. 

 

Promuovono:

Têtes de Bois

ActionAid

A Sud

Circolo Arci Querencia

Comitato 3e32

Gruppo di AQuisto Solidale

Piazza D’Arti

FIAB

Con il patrocinio del circuito Wigwam

 

Un po’ di storia delle strade della transumanza:

la “via del sale”, la Via Salaria romana, la Via Caecilia e l’ottocentesca Strada Nazionale n. 4 Salaria.

Storia: L’antichità della Via Salaria è indiscussa e riconosciuta da tutti gli storici. È tra le prime delle strade consolari romane ad essere realizzata, ma le proprie origini sono da ricercarsi in età arcaica, quando l’uomo iniziò la pastorizia. Molti degli antichi tracciati di quella che sarebbe dovuta divenire una delle prime strada della più colossale opera viaria dell’antichità, erano già utilizzati in epoca preromana per consentire l’accesso al mare alle popolazioni interne per la transumanza e l’approvvigionamento di sale dei grandi allevamenti dell’Appennino Centrale, occupati principalmente dai sabini.

La storia trimillenaria di questa strada ci ha lasciato in seguito un prezioso patrimonio con numerosissime testimonianze monumentali disseminate lungo tutto il suo tracciato, tale da costituire uno straordinario museo naturale a cielo aperto lungo tutti i suoi oltre 300 chilometri di strada, ancora oggi non appieno valorizzato.

Da Roma all’Adriatico, attraverso la catena appenninica, noi percorreremo solo il primo tratto del versante tirrenico lungo la Valle del Velino, fino ad Antrodoco, dove devieremo ad est lungo le gole di Antrodoco ricalcando l’antico tracciato della Via Caecilia, per valicare la Sella di Corno e scendere nella Valle Aterno, a L’Aquila.

Quale Salaria: Il tracciato della Via Salaria che percorreremo è quello che si snoda per la maggior parte lungo la vecchia statale, rifacimento dell’ottocentesca strada dello Stato della Chiesa ed in parte borbonica che nel 1906, con Regio Decreto, fu dichiarata Strada Nazionale collegando Roma all’Adriatico. Questa strada a partire dagli anni ’60 è stata oggetto di ammodernamenti e progressivamente sostituita dalla strada a scorrimento veloce per quasi l’intero percorso, da Passo Corese ad Ascoli. Ciò ha svuotato quasi completamente dal traffico la vecchia e tortuosa strada; numerosi tratti di montagna – un’opera viaria di grande valore storico-ingegneristico – sono stati dismessi da tempo, le cui curve oggi sono un tormento per gli automobilisti ma una gioia per i ciclisti, che ne sono divenuti i padroni.