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Andrea, Angelo, Luca e Carlo

Francesco, il tuo stile

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Per chi volesse salutare Francesco
"Ti aspetto per un brindisi" - Francesco Di Giacomo.

Giovedi dalle 15 alle 19, alla Sala delle Bandiere di Palazzo Rospigliosi a Zagarolo.
 
Non portare fiori, ma - se vuoi - aiuta Emergency che troverai in un punto di raccolta sul posto.
Dal parcheggio della piazza del Mercato (Via della Valle del Formale) ci sarà un servizio di navetta per andare a Palazzo Rospigliosi.

 


 

Dio è proprio morto, questa volta.

Francesco Di Giacomo, il tuo stile e il il tuo cuore, per noi un fratello, un compagno di palco e di avventure, sempre al nostro fianco.

 

 

 


 

“Dio è morto” su l'Unità del 23 febbraio 2014

Ti ho accarezzato ieri sera all’ospedale ed eri già gelato. Francesco, l’amore nostro, l’amore nostro, l’amore, l’amore nostro. Non c’è una strategia per cancellare questo dolore? Poco più di un ora e avevano già aggiornato Wikipedia con la data della tua morte, tanto per non avere dubbi e sottrarre ogni illusione.

Ieri notte noi Tetes eravamo seduti attorno a un tavolo, non riuscivamo a lascarci, avevamo capito, che dividendoci avremmo moltiplicato la solitudine e ognuno si sarebbe caricato sulla schiena la tua assenza. Il dolore ha viaggiato con noi, tornando a casa, accucciato nel sedile di dietro di ogni automobile, in silenzio, al buio. Per noi, per me, per la nostra meravigliosa allargata famiglia sei stato il mondo. Tutte le cose più belle che si possono vivere mille volte. In ogni passo eri lì a coprirmi le spalle, ogni volta che la curva si faceva stretta, le tue braccia mi accoglievano e mi rilanciavano nel futuro. Ti muovevi male, ma eri veloce come un drago. Quando andammo a vivere in campagna chiedemmo agli amici di verniciare di verde una porta della casa, tu scegliesti quella del cesso. Quando perdemmo un bambino eri fuori ad aspettarmi al freddo, quando finimmo sotto un treno, quando fummo felici c’eri e ora che abbiamo dei bellissimi bambini eri con noi, li adoravi. Ieri Lao era in lacrime. Ha dodici anni. Alla sua età comprai il tuo disco del salvadanaio. E Franci che ne ha sette e Gea solo tre e ti piacevano da matti? Quando avevamo solo forchette per mangiare il minestrone, in quella casa senza vetri eri con me. Quando mandammo a fuoco la Clio, quando ti chiesi di accompagnarmi dall’elettrauto di Centocelle e ci trovammo a cena a Modena, quando ti portai a saltare su un ponte di legno sulle Dolomiti, a capare fagioli e cicoria recitando Trilussa in un vicolo a Genazzano, a urlare frasi di Pasolini, di notte, issato su un bidone di benzina sulla ferrovia dell’Allume. Quando, quando .. Mi hai insegnato a non aver paura del pubblico, a stare in scena, a cercare sempre. Eri un bambino, Francesco, un bambino meraviglioso, con la barba piena di zucchero a velo e briciole di biscotti buoni. Con i tuoi capricci e i tuoi sorrisi, la tua umanità, la tua ironia, l’amore per la tua dolce Antonella, la tua immensa naturalezza, il genio, il gusto raffinato, il saper essere una cosa colta senza le accademie. Eri il gesto, eri il brivido, eri anche oltre quello che capivi di essere e di fare. Io ti vedevo agire da fuoriclasse e forse non ne eri cosciente, la tua cometa splendeva e tu, che eri quella stella, non te ne rendevi neanche tanto conto.

Non mi svegliate, ve ne prego …” Vorrei invece, Francesco, ma non lo posso proprio fare. Dunque, allora, era questo il tuo cavallo senza ruote, era questo il maestrale, era questo il volo.

Addio amore nostro.

Andrea Satta

 


 

“quaranta pensieri numerati” scritti da Francesco Di Giacomo pubblicati all’interno di “Dio è morto” su l'Unità del 28 ottobre del 2012 per il quarantesimo anniversario del Banco.

Pensiero numero 1. Non sono Mosè, ma sono sulla buona strada. 2. La morte mi desta curiosità. 3. La vita è la sospensione fra un respiro e l’altro. 4. Gli alberi mi piacerebbe vederli in fila sull’autostrada. 5. Quarant’anni pieni di quaranta ladroni, quaranta per anno. 6. Paolo. 7. Franco. 8. Rudy. 9. Amedeo. 10. Mi piacerebbe passare fra una goccia e l’altra, quando piove, ma di profilo non mi viene mai bene.11. Le autostrade non vanno mai nel posto dove tu volevi andare. 12. Padova. 13. Bologna. 14. Firenze. 15. Palermo. 16. Cercarsi la luce sul palco è come trovare un posto libero in metropolitana. 17. La paura scatta quando Andrea Satta mi chiama e mi dice «tu sei il migliore amico mio». 18. Lo stomaco e l’alito pesante ti possono venire anche vedendo un film come «Le cose belle» di Agostino Ferrente, nel senso che quando una cosa mi piace, m’ingozzo. 19. Spesso la musica m’infastidisce. 20 Sopra 16mila hertz mi vengono le bolle. 21. Eleanor rigby. 22. Domani è un altro giorno 23. Like a Rolling Stones. 24. Che gelida manina 25. Il continuo spostare il microfono sul palco è direttamente proporzionale alla mia confusione quotidiana. 26. Spostare i problemi è una gran fatica, meglio lasciarli lì. 27. Il bollito. 28. I fegatelli. 29. La frittata di patate (senza uova). 30. Pasta e fagioli. 31. I preti farebbero meglio a fare dei figli. 32. Il tramonto è un atto privato. 33. Spesso alle tavole della legge mancano le sedie. 34. Dio ogni tanto farebbe bene a girarsi di spalle. 35. La proposta non è vaga: chi vuole il Papa se lo paga. 36. L’amore sta sempre lì, con calma. 37. I bambini? Mi sarebbe piaciuto averne, molto, molto… 38. «La luna somiglia soltanto alla luna, che facciamo qui fuori è tardi, rientriamo …». (Carmelo Bene). 39. Suonare col Banco è un privilegio, ma ogni tanto i privilegi vanno dismessi. 40. Se tu sapessi, Andrea …

Francesco Di Giacomo