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Andrea, Angelo, Luca e Carlo

Non mi avete convinto, in edicola con l'Unita'

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Pietro Ingrao, 97 anni, si racconta dialogando a distanza con uno studente anni'80, distratto durante lo studio dalla radio che trasmette l'intervento di Ingrao al XVI congresso PCI (marzo 1983).

Una lunga intervista è stata realizzata da gennaio a giugno 2012 mentre una meticolosa ricerca d'archivio ha permesso il recupero di registrazioni inedite. Nel film, controcanto a Ingrao è la sorella Giulia, giovane 90enne. Un lavoro appassionato su un uomo che ha attraversato il Novecento andando oltre.

In edicola con l'Unità da sabato 15 dicembre a 7.90 euro oltre al prezzo del giornale

Ho paura di invecchiare. Un timore riflesso dunque mi accompagnava davanti ai 97 anni di Pietro Ingrao. Ma lui l'ha dissolto: gli occhi vivi nella mia faccia, chiede senza pause 'Cosa pensi di questo mondo in cui ti stai inoltrando? Quanti film vai a vedere tu? Quanti anni hai? Avanti, ancora domande!', imponendosi senza gara come, tra noi, quello davvero giovane, curioso del mondo, mai pago di risposte e di confronto. Lavorare al film su uno dei massimi leader storici del Pci, forse il più amato e il meno potente, è stato un incontro umano vibrante su un cammino che continua. Un ripasso di emozioni e ideali che – sbagliavo dunque – a quasi cent'anni possono farti lucidamente vitale e attrattivo. Niente santini, sia chiaro. Ma molta voglia di reincontrare la passione politica perduta lungo la nostra strada italiana. Pietro ha visto il film nella casa natale di Lénola. "Grazie grazie, ha detto alla fine. Ma adesso parlatemi di voi, che io temo d'avere stufato". Per la mia generazione Ingrao ha rappresentato l'idea della politica, intesa come passione e non come mestiere, la spinta utopistica alla ricerca costante di un mondo migliore. Oggi, a 97 anni, Ingrao anzi Pietro, rappresenta ancora tutto questo.

L'intervista che fa da narrazione al film è stata realizzata in più occasioni e per tutte posso dire che in realtà mai si è trattato di un'intervista. Il rapporto con Pietro è sempre unico e nuovo. Dopo alcune domande e docili risposte, passa al contrattacco: è lui che vuole sapere da te, ti incalza, chiede se hai capito, domanda ragione dei tuoi silenzi, ti invita ad andare avanti, a non fermarti e a non andartene. Il tutto ruota sempre attorno alla sua domanda: ma questo mondo... ti piace o non ti piace? Ti conquista. Perciò sono tornato da Pietro in questi mesi anche solo per un saluto, per guardare in tv una partita della nazionale o per fargli ascoltare dal vivo – musicisti e strumenti a domicilio – le canzoni composte per il film dai Tete de bois. (Bravi bravi ma quando tornate?) Pietro era il più capace nei comizi. Davanti a un microfono, come un attore consumato, usa ancora perfettamente l'arte delle pause, degli sguardi, l'oratoria come comunicazione di stato d'animo e sentimenti. Devo molto a Chiara, una delle figlie di Pietro. La ringrazio prima di tutto di essersi fidata e di avermi indicato una strada. Mi ha suggerito Giulia, sorella di Pietro, interprete nel film di un controcanto intimo e umano, capace di ricondurre la passione del fratello nell'ansa di una familiare condivisione. Ho scritto un racconto - incompleto e di parte -, nessuna pretesa storica o biografica: mi premeva di più quel vivere la politica, quel non poterne far a meno. Perché come dice Ingrao 'ciò' che mi ha spinto non è stato soltanto il dolore fisico di vedere la sofferenza altrui, ma un bisogno mio di raggiungere Il sogno.'Ci siamo incontrati lungo questa strada, vedendo il film mi piacerebbe che anche altri si unissero al viaggio. Sono tempi, (giorni, mesi, anni) e questo lo dico io, nei quali la politica è stata sottratta a questo paese, la politica come valore e come etica, come visione del mondo, coraggio di scoprire e di mettere in discussione consolidate certezze, di scegliere e di sbagliare, l'onestà intellettuale che nasce dall'ostinata e faticosa pratica del dubbio, la curiosità e il dialogo con i nuovi linguaggi e le nuove forme di comunicazione. Questo è il Pietro Ingrao che racconto, il Mio Pietro Ingrao perché io non sono l'interprete del suo pensiero politico, per altro molto complesso e travagliato. E poi di ingraiani dagli anni sessanta in poi ce ne sono stati tanti e in genere non hanno avuto una grande carriera.

Questo è il film: un film d'amore, una dichiarazione d'amore verso un uomo bellissimo. Vi auguro buona visione rubando la frase di Pietro che apre "Non Mi Avete Convinto": Questo è quello che vi racconto. E se non ve lo racconto bene, pazienza.