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Andrea, Angelo, Luca e Carlo

Luca De Carlo

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Nato in pieno boom economico trascorre un'infanzia tutto sommato felice di cui ricorda lunghe estati al sole.

A quel tempo il suo passatempo preferito era incolonnare lunghe sfilze di numeri uno sotto l'altro, incollando un nuovo foglio di carta quando il precedente era ormai pieno.

Più tardi scoprì il divertimento di alzare le gonne alle compagne di scuola.

E' di quel periodo il primo innamorante incontro con la musica.

Suona il flauto dolce (oggi si direbbe "a becco", allora si diceva anche spregiativamente "piffero") in formazioni di musica antica d'insieme con persone molto simpatiche in un posto carbonaro che allora si chiamava SIFD.

Nelle estati dell'adolescenza tutto questo si ripeteva ad Urbino in un clima da romanzo di formazione.

Inevitabilmente appena va al liceo viene distratto dalla triade sesso droga e rock (sopratutto inglese) e inizia a suonare ininterrottamente la chitarra, anche perché scopre che così ha un successo niente male con le ragazze.

Però comincia anche a cantare musica antica in un altro consesso rivoluzionario che si è chiamato CIMA con un maestro barbuto e argentino.

Col CIMA fa un considerevole numero di concerti a Roma e in giro per l'Italia e finirà anche per cantare da solista in uno spettacolo di Quartucci con musiche di Giovanna Marini.

Intanto ascolta sempre più jazz e comincia a frequentare un giro in cui molti lo suonano finché un suo amico non gli consiglia di comprarsi una tromba, più che altro perché nessuno di quelli sotto mano la suona.

Indeciso tra intraprendere studi di Fisica o fare il camionista comincia dunque a soffiare nello strumento e frequenta la Scuola di Musica di Testaccio a Roma dove studia con Bartoletti e anche con Corvini (padre) e Mike Applebaum. Studia anche composizione con Giovanni Piazza fino a quando, un po' per caso, viene reclutato come catalogatore di manoscritti musicali.

Sogna di diventare archivista ma non ci riesce.


A quel punto incontra i Tetes de Bois e da allora i suoi ricordi si fanno via via più confusi.

Ogni tanto emerge da queste nebbie mnemoniche per collaborare anche con amici e colleghi.

Ricorda distintamente di serate con gli Acustimantico (per il progetto EM), con Peppe Voltarelli, con Pacifico, con le Boop Sisters e Giogiò Rapattoni, con il collettivo MTJ di Marco Tocilj.

Il suo motto è: "grazie, veramente grazie, grazie di cuore".